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venerdì 1 agosto 2008

Pinholaroid con esposizione lunga

01_Risultato

Stavolta più che un tutorial scrivo la cronaca di un pasticcio! Comunque alla fine sono riuscito ad ottenere qualche risultato interessante, ma non ho voluto descrivere a menadito tutti i passi svolti, perchè in realtà si tratta di un patchwork di posts di altri blog che ho indicato nel testo seguente. Ma andiamo per ordine. L'anno scorso, leggendo questo blog, mi venne voglia di modificare una Polaroid per giocare con la fotografia stenopeica ma non mi andava di rovinare la Polaroid 1000 che avevo sottomano così mi inventai una modifica reversibile, ma con la non piccola limitazione di poter esporre le pellicole per non più di 2 secondi. Più tardi, avendo recuperato a bassissimo prezzo una Polaroid 600 decisi di provare a realizzare la Pinhole di FoundPhotography ma purtroppo devo aver fatto qualcosa di sbagliato forando il diaframma dato che la macchina ha cominciato a espellere una dopo l'altra le 10 pellicole! Aaaarrrgh! Con quello che costano! A quel punto ho eliminato completamente le lamine del diaframma e ho attaccato il pinhole con il solito nastro adesivo, ma continuava a espellere foto a raffica, così ho abbandonato la macchina semiscassata e "pinholata" dimenticandola per un pò.

pinhole

Poi qualche giorno fa ho letto questo bel post su Silverbased.org che descrive come modificare una Polaroid 600 per ottenere una doppia esposizione. Ho riesumato la mia Polaroid 600 semidistrutta, e ho implementato la modifica spiegata da Silverbased, non per ottenere una doppia esposizione, ma piuttosto per avere una impostazione "bulb".

03_Pinhole

Purtroppo ho scoperto che la cosa è meno semplice del previsto. Infatti, malgrado la modifica sia perfetta per le Polaroid 600 funzionanti, sulla mia 600 "incantata" l'interruttore evita effettivamente di sparare le pellicole una dietro l'altra ma, non ho capito perchè, la batteria dopo un pò si scarica! Così ho deciso di usare un interruttore per bloccare l'alimentazione non solo al motorino ma a tutta la macchina. Seguendo le istruzioni di alspix ho smontato la mia 600, poi ho tagliato il filo nero dell'alimentazione, e ho saldato nel mezzo un interruttore (quello appeso, in modo "elegantissimo", con il filo rosso e nero al lato della fotocamera, come potete notare nella prima foto).

02_cavo

Per realizzare un otturattore per il foro ho smontato la parte frontale.....

03_CoverOut

...e ho ricoperto con il nastro adesivo nero la "lente" usata per le foto ravvicinate

04_CoverCovered

05_CoverIn

Alla fine sono riuscito finalmente ad avere la mia Pinholaroid con posa Bulb. Per "scattare", apro il flash, sposto la levetta della distanza del soggetto sugli "omini" in modo da scoprire il foro, lascio aperto il tempo necessario, richiudo, "accendo" l'interruttore e, appena la foto è stata espulsa, "spengo" l'interruttore prima che ne esca un'altra. A volte l'interruttore sembra non funzionare. In tali casi apro lo sportello come se volessi cambiare la cartuccia e lo richiudo.

La pinholaroid mi sembra un ottimo metodo per iniziare a sperimentare con la fotografia stenopeica in quanto, vedendo subito i risultati, si possono aggiustare i tempi di esposizione della foto seguente.

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sabato 26 aprile 2008

Tutorial: fotografia stenopeica con la vostra reflex

Domenica prossima (27 aprile 2008) si celebra il Pinhole day http://www.pinholeday.org/. Così ho pensato bene di prepararmi per l'evento. Ho deciso di trasformare la mia reflex analogica (una Sigma SA9) in macchina stenopeica.

Per chi non lo sapesse, una macchina fotografica stenopeica è caratterizzata dall'assenza della lente. Infatti la luce invece di passare attraverso una o più lenti, filtra attraverso un minuscolo foro. Per chi volesse saperne di più può leggere un mio post precedente sulla realizzazione di una Polaroid Pinhole (Pinholaroid): http://dicillo.blogspot.com/2007/06/tutorial-build-pinholaroid-polaroid.html

In rete esistono diversi progetti di macchine stenopeiche. Uno dei più interessanti è questa macchina fotografica stenopeica, realizzata con un pacco di fiammiferi: http://alspix.blog.co.uk/2005/12/31/matchbox_pinhole~428481.

Ma se pensate che sia troppo complesso, potete usare la vostra normale reflex, abbinata a un meraviglioso "obiettivo pinhole"! Io ho usato una Sigma, ma il principio vale per qualsiasi macchina. L'importante è che permetta di lavorare in manuale con l'impostazione "Bulb".

NOTA: sconsiglio vivamente l'applicazione di questo esperimento su reflex digitali in quanto si rischierebbe di sporcare il sensore con granelli di polvere.

Dobbiamo prima di tutto creare il "foro". Alcuni utilizzano della carta stagnola, ma io trovo sia davvero scomoda per la sua "morbidezza". Molto meglio l'idea di Cameron (http://www.theplasticlens.com/blog/?p=29) di utilizzare il lamierino di un floppy disk.

01 - disk1

02 - disk2

03 - disk3

Con uno spillo e un martello facciamo un foro sul lamierino

04 - spillo

Levighiamo il foro con della carta vetrata o una lima per unghie

05 - hole1

06 - hole2

Questa è la reflex che ho usato. Tutti i corpi macchina delle reflex vengono vendute con un tappo che è avvitato al posto dell'obiettivo.

07 - Sigma and cap

Con un trapano facciamo un bel buco al centro del tappo.

08 - CapDrill

Limiamo anche questo

09 - limaCap

10 - LensCapHole

Ci piazziamo sopra il lamierino forato

11 - CapAndHole

E lo fissiamo con il solito nastro adesivo nero

12 - BlackTape

13 - CapAndHole2

Finalmente possiamo avvitare il tappo sul corpo macchina della reflex

13 - SigmaAndStenopeicCap

Naturalmente per testarla ho usato l'impostazione Bulb. Ricordate che i tempi possono essere molto lunghi: 2-5 secondi con sole pieno, ore intere di notte.

14 - sample1

15 - sample2

t20080426114919

Questi esempi non sono un granchè, ma voi farete sicuramente di meglio.

Buon divertimento.

venerdì 28 settembre 2007

DIANA+ - La prima imitazione “originale” della Diana - Review

Introduzione
Della Diana originale ho già parlato in un precedente post, e questo mese, a opera della solita Lomographic Society, è stata messa in commercio una riedizione di questa mitologica fotocamera al prezzo di 40 euro. Naturalmente non potevo resistere alla tentazione di metterla alla prova e di pubblicare questa recensione.

Caratteristiche
Il package ha il solito stile giocattoloso ma “cool” dei prodotti della Lomographic, e include la macchina, il copriobiettivo, due “mascherine" di plastica che esaminerò dopo, il libretto delle istruzioni, e un un piccolo libro molto carino con storia e foto della Diana (il contenuto di questo libro lo potete trovare online all’indirizzo http://www.lomography.com/diana). In questa foto ho messo a confronto la Diana+ con il più classico dei modelli Diana (il modello n.151). Il colore della Diana+ però si avvicina più a quello della Diana F che ho mostrato in un post precedente.

La Lomographic ha fatto uno splendido lavoro nel copiare il corpo originale della Diana. Le uniche differenze sono, nella parte inferiore, la presa per il treppiedi e il logo Lomography……

….e nella parte posteriore il contapose. Questa differenza è dovuta a delle nuove possibilità messe a disposizione dalla Diana+. Infatti la fotocamera originale permetteva di scattare 16 foto su un rullo 120 nel formato 4x4, e anche la Diana+, inserendo l’apposita mascherina di plastica all’interno, permette la stessa cosa. Ma in più la Diana+ permette di scattare 12 pose nel formato 5,2x5,2. E tramite un’altra mascherina 16 scatti formato 4,6x4,6, tutti “appicicati” uno dietro l’altro per poter avere un effetto “Panorama” (spero presto di poterlo provare). Naturalmente a seconda del formato scelto sarà necessario impostare il contapose sulla posizione giusta, esattamente come si fa sulla Holga.


Queste sono le due mascherine montabili all'interno

Come l’originale, la Diana Plus ha le classiche tre impostazioni per il diaframma: Sole (f22), parzialmente nuvoloso(“f16”) e nuvoloso(f11), ma in più troviamo anche l’impostazione P che sta per Pinhole! E qui arriva una caratteristica interesantissima della Diana+: è possibile rimuovere l’obiettivo per farla diventare una camera a foro stenopeico!

Infine, l’ultima novità è la presenza di un piccolo pezzo di plastica legato alla macchina tramite un laccio, che permette, inserendolo nella feritoia della leva dello scatto, di bloccarlo, in modo da rendere più facili le riprese pinhole con poca luce, che potrebbero richiedere anche ore di esposizione. Naturalmente per le foto a foro stenopeico sarà necessario impostare l’impostazione Bulb. La velocità di scatto normale invece è di 1/60 di secondo.


Test and samples
Purtroppo non ho avuto modo di testare la macchina all’esterno, perché ho una caviglia gonfia che mi blocca in casa, ma ho provato comunque a scattare un po’ di foto dalle finestre di casa, e utilizzare la posa B negli interni. Ecco una piccola gallery di esempi. Tutte le foto sono scattate nel formato 5,2x5,2 ovvero senza nessuna mascherina. Il rullo è un agfachrome rsxII 200 cross processed.

Queste foto le ho scattate con il setting nuvoloso e scatto normale.



Queste con il setting Bulb (un paio di secondi di apertura)



Questa con posa Bulb al buio, bloccascatto, e flash azionato manualmente.

Questa invece l'ho fatta con l'opzione pinhole (5/6 secondi di esposizione). La foto non è un granchè ma le possibilità sono interessanti.




Questa è quella che il manuale chiama Pinhole Premium, ovvero apertura pinhole (f150) e lente montata. Si nota che l'inquadratura è molto meno grandangolare e, malgrado ci sia la lente l'effetto vignetta non è molto marcato. Anche qui 5-6 secondi di esposizione.



Conclusione
Vediamo prima di tutto i punti negativi che ho riscontrato. Il primo è l’effetto vignettatura. Nel formato 5,2x5,2 risulta troppo esasperato e finisce per sembrare piuttosto “finto”, basta dare un’occhiata all’angolo in alto a destra di questa foto. Comunque nel formato 4x4 sembrerebbe più discreto.

Il secondo difetto è molto più grave invece: il dorso della fotocamera non si chiude perfettamente e il rullo tende a fuoriuscire dalla sua posizione ogni volta che si avvolge la pellicola, rendendo lo scorrimento molto difficoltoso. Il problema è dovuto al fatto che nella parte inferiore il "gancio" è praticamente inesistente.

Nella Diana originale invece la levetta che tiene il rullo funziona molto meglio, ma è molto fragile e si rompe facilmente.


Ho riscontrato che facendo pressione sul lato superiore e inferiore della macchina mentre si avvolge il rullo, la situazione migliora notevolmente.


Ma a parte tali difetti, questa fotocamera è splendida per diversi motivi. Dopo svariati tentativi della Lomographic di creare una nuova fotocamera giocattolo (vedi Actionsampler, Colorsplash, etc.), questa è la prima volta che ci si trova davanti a un prodotto davvero affascinante, e malgrado si tratti della copia di una vecchia camera, ha una serie di nuove caratteristiche che la rendono davvero unica. Inoltre Moominsean nel suo blog mostra come la lente della Diana+ riesce abbastanza bene a imitare l’effetto onirico dell’originale.
Comunque non è finita qui perché devo ancora fare delle foto di prova degne di questo nome, e devo ancora provare gli altri due formati delle foto.

domenica 17 giugno 2007

Tutorial: Build a pinholaroid (Polaroid pinhole o a foro stenopeico)

Era da tempo che avevo intenzione di sperimentare la fotografia a foro stenopeico. In realtà avevo già fatto un tentativo (fallito) di trasformare una vecchia compatta digitale in una pinhole camera. Questo è il mio secondo tentativo “stenopeico” e stavolta è andato bene.
Ma spiego prima di tutto cos’è la fotografia a foro stenopeico. Praticamente si basa su una fotocamera in cui, al posto di una lente, si usa un foro molto stretto per catturare i raggi di luce. Naturalmente il tempo di posa deve essere molto più lungo rispetto a una fotografia normale. L’effetto risultante è abbastanza particolare, in quanto dà alle immagini un aspetto un po’ vintage. Inoltre tale tipo di tecnica permette di ottenere una profondità di campo illimitata: se il foro è fatto bene, ovvero piccolissimo e senza sbavature, saranno a fuoco tutti gli oggetti a prescindere dalla loro distanza.
Se vi interessa approfondire l’argomento, ecco un po’ di links utili:
http://www.nadir.it/tec-crea/te_foro-stenop.htm (Un po’ di storia e il principio di funzionamento. In italiano)
http://www.pinhole.org/ (sito davvero completo sulla Pinhole Photography)
http://www.pinhole.cz/en/pinholecameras/dirkon_01.html (Come costruire un’intera pinhole camera di CARTA!!!!! Prima o poi la realizzo)

Ma passiamo all’esperimento. Qualche settimana fa, dal solito negozio di roba usata, ho acquistato una vecchia Polaroid 1000 (anche se già possedevo una Polaroid OneStep).
Poco prima avevo letto su internet (http://www.foundphotography.com/PhotoThoughts/archives/2005/07/polaroid_pinhole_pinholaroid.html) che si poteva modificare una Polaroid per fare foto stenopeiche. Per chi volesse approfondire il discorso delle Polaroid consiglio questo sito: http://www.rwhirled.com/landlist/landhome.htm. Interessante anche http://www.polanoid.net/
Per aprire la macchina. Ho sganciato lo sportellino per la pellicola, e poi con un cacciavite ho fatto pressione sui lati.



Una volta aperta ho sganciato la lente dal suo alloggiamento (l’ho messa al sicuro, così volendo potrò risistemarla).
Al posto della lente, dovevo inserire un foglio con il foro stenopeico. Da questo tutorial ho preso l’dea di utilizzare il lamierino di un floppy per creare il pinhole: http://www.theplasticlens.com/blog/?p=59
Quindi ho staccato il lamierino da un vecchio floppy, ho disegnato un cerchio che andasse bene nell’aggiamento della lente (il diametro di una moneta da due centesimi è perfetto), ho tagliato il lamierino, e con uno spillo e martello ho forato il centro. Per eliminare eventuali sbavature, con una lima per unghie ho levigato la parte un po’ sollevata del lamierino.
Infine ho inserito il lamierino nella macchina, e ho rimesso a posto la parte frontale della Polaroid.


Dato che la fotografia stenopeica richiede tempi di posa più lunghi del normale, avrei dovuto modificare la modalità di scatto. Ma il modello Polaroid 1000 utilizza pellicole sx-70 da 100 ASA che sono ormai fuori produzione. Però in commercio si trovano facilmente le pellicole da 600 ASA adatte ai modelli più recenti di Polaroid e, con un piccolo escamotage, possono essere utilizzate anche con questo modello. Così il tempo di posa più lungo della Polaroid 100 (circa 2 secondi) risulta essere sufficiente per la nostra Pinholaroid (perlomeno all'aperto con molte sole). Le pellicole Polaroid 600 hanno delle piccole sporgenze di plastica per evitare di falre inserire erroneamente nelle Polaroid che utilizzano le SX-70.

Ma, come indica la stessa azienda produttrice (http://www.polaroid.com/sx70/en/ ), aiutandosi con un cartoncino da mettere sotto il pacchettino della pellicola, entrano senza grossi problemi. Naturalmente una volta inserita la pellicola il cartoncino va estratto prima di richiudere lo sportellino.
Praticamente la Polaroid modificata è pronta. L’unica accortezza necessaria è di mettere un dito sul sensore dell’esposimetro mentre si scatta, in modo da ingannare la macchina, e usare il tempo di posa più lungo possibile.


Questi sono i risultati delle primissime prove fatte in esterno.

La cosa bella è che la camera è sporca all’interno, e quindi sulle foto appaiono i granelli di polvere.
Purtroppo il tempo di posa è risultato troppo breve per gli scatti in interni che sono risultati completamente “neri”. Prossimamente tenterò di modifcare l’otturatore in modo da ottenere un posa “bulb”.