Negli anni 60/70 un’azienda di Hong Kong, la “Great Wall Plastic Company”, produce una macchinetta medio formato completamente di plastica, ad un prezzo molto basso, e per questo si diffonde massicciamente a livello planetario. Pare che questa macchinetta venisse regalata alle stazioni di servizio, o insieme agli abbonamenti delle riviste, e via dicendo…. Il nome con cui si è, maggiormente diffusa è Diana, ma ne esistono una marea di varianti con i nomi più disparati: Debonair, Snappy, Banner, Asiana, Stellar, etc. Per un elenco dei nomi conosciuti vi rimando a questo sito (http://www.toycamera.com/diana/)
Tale macchina fotografica, per via di una lente plastica di qualità infima, riesce a realizzare delle immagini con delle sfocature talmente pesanti e imprevedibili, che le rendono molto interessanti. Le foto a volte sembrano quasi scattate sott’acqua!!! Tali caratteristiche hanno reso questa macchina molto ricercata tra i collezionisti malgrado sia stata prodotta in quantitativi enormi. Le quotazioni possono variare dai 3 ai 60 euro (ma anche di più) secondo le condizioni e dei modelli.
Sembrerebbe che la Lomographic Society stia per mettere in vendita un nuovo clone della Diana, chiamandola Diana+. Tale modello dovrebbe avere, tra le altre novità, la possibilità di cambiare al volo la lente con un foro stenopeico! Vedremo. Questa è una piccola recensione della leggendaria Diana.

Caratteristiche
Naturalmente è costruita completamente di plastica, compresa la lente. Questo modello (Diana-F) include sulla posteriore i due collegamenti per il flash a “Bulbi” incluso nella confezione originale.
Sull’obbiettivo troviamo il pulsante di scatto che è sempre pronto a scattare (quindi ricordatevi di avvolgere la pellicola ad ogni scatto.
Sulla parte frontale c’è la rotella per la messa a fuoco da 4 piedi (1 metro circa) all’infinito.
Nella parte inferiore dell’obiettivo troviamo il selettore per il tipo d’illuminazione (Sole, Semi nuvoloso, Nuvoloso) che naturalmente cambia l’apertura del diaframma.
Per aprire il dorso si utilizza la levetta posta nella parte inferiore della macchina.
Per inserire più facilmente il rullo da 120, si possono “aprire”due levette in basso. Attenzione però, perché sembrano abbastanza fragili.
La Diana nella maggior parte dei modelli (compreso questo) permette di scattare su un rullo formato 120, 16 pose in formato 4X4. Sul modello De Luxe invece vengono impressionate 12 pose 6X6.
Test e Samples
Questa prima mini gallery l’ho realizzata con un rullino Kodak T-max 400. Ma non ero molto ispirato e credo di aver sbagliato anche qualcosa in fase di sviluppo perché la grana è troppo evidente.
Vista la natura “sperimentale” di queste macchine, la seconda prova l’ho fatta con una pellicola Fujifilm NPL 160 per luce al tungsteno (ovvero con i colori virati al blu)…..scaduta naturalmente.
Qui ho scattato la stessa scena due volte mettendo la messa a fuoco sui due estremi.Con la messa a fuoco sull’infinito, gli oggetti lontani a circa un metro e mezzo risultano giustamente sfuocati al contrario dello sfondo più o meno a fuoco. Ma la cosa assurda è che sulla parte bassa dell’immagine i rametti distanti poche decine di centimetri, risultano perfettamente a fuoco!!!
Conclusione
Probabilmente la madre di tutte le Toy Camera (la Holga è in sostanza un tentativo di clonazione), in cui naturalmente sfocatura e vignettatura la fanno da padrona. Ma effettivamente non ho mai visto un effetto così imprevedibile ed affascinante. Molti affermano che ogni singolo esemplare ha un suo carattere, e per questo i collezionisti cercano di accaparrarsi tutti i modelli che gli capitano a tiro. Davvero un must per chi ama il medio formato giocattoloso.