Della Diana originale ho già parlato in un precedente post, e questo mese, a opera della solita Lomographic Society, è stata messa in commercio una riedizione di questa mitologica fotocamera al prezzo di 40 euro. Naturalmente non potevo resistere alla tentazione di metterla alla prova e di pubblicare questa recensione.
Il package ha il solito stile giocattoloso ma “cool” dei prodotti della Lomographic, e include la macchina, il copriobiettivo, due “mascherine" di plastica che esaminerò dopo, il libretto delle istruzioni, e un un piccolo libro molto carino con storia e foto della Diana (il contenuto di questo libro lo potete trovare online all’indirizzo http://www.lomography.com/diana). In questa foto ho messo a confronto la Diana+ con il più classico dei modelli Diana (il modello n.151). Il colore della Diana+ però si avvicina più a quello della Diana F che ho mostrato in un post precedente.


Queste sono le due mascherine montabili all'interno




Purtroppo non ho avuto modo di testare la macchina all’esterno, perché ho una caviglia gonfia che mi blocca in casa, ma ho provato comunque a scattare un po’ di foto dalle finestre di casa, e utilizzare la posa B negli interni. Ecco una piccola gallery di esempi. Tutte le foto sono scattate nel formato 5,2x5,2 ovvero senza nessuna mascherina. Il rullo è un agfachrome rsxII 200 cross processed.
Queste foto le ho scattate con il setting nuvoloso e scatto normale.






Questa è quella che il manuale chiama Pinhole Premium, ovvero apertura pinhole (f150) e lente montata. Si nota che l'inquadratura è molto meno grandangolare e, malgrado ci sia la lente l'effetto vignetta non è molto marcato. Anche qui 5-6 secondi di esposizione.

Conclusione
Vediamo prima di tutto i punti negativi che ho riscontrato. Il primo è l’effetto vignettatura. Nel formato 5,2x5,2 risulta troppo esasperato e finisce per sembrare piuttosto “finto”, basta dare un’occhiata all’angolo in alto a destra di questa foto. Comunque nel formato 4x4 sembrerebbe più discreto.
Il secondo difetto è molto più grave invece: il dorso della fotocamera non si chiude perfettamente e il rullo tende a fuoriuscire dalla sua posizione ogni volta che si avvolge la pellicola, rendendo lo scorrimento molto difficoltoso. Il problema è dovuto al fatto che nella parte inferiore il "gancio" è praticamente inesistente.
Nella Diana originale invece la levetta che tiene il rullo funziona molto meglio, ma è molto fragile e si rompe facilmente.
Ho riscontrato che facendo pressione sul lato superiore e inferiore della macchina mentre si avvolge il rullo, la situazione migliora notevolmente.
Ma a parte tali difetti, questa fotocamera è splendida per diversi motivi. Dopo svariati tentativi della Lomographic di creare una nuova fotocamera giocattolo (vedi Actionsampler, Colorsplash, etc.), questa è la prima volta che ci si trova davanti a un prodotto davvero affascinante, e malgrado si tratti della copia di una vecchia camera, ha una serie di nuove caratteristiche che la rendono davvero unica. Inoltre Moominsean nel suo blog mostra come la lente della Diana+ riesce abbastanza bene a imitare l’effetto onirico dell’originale.
Comunque non è finita qui perché devo ancora fare delle foto di prova degne di questo nome, e devo ancora provare gli altri due formati delle foto.